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Indicatori macroeconomici dell'analisi fondamentale
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von Masters Trade
Indicatori macroeconomici dell'analisi fondamentale wurde erstellt von Masters Trade
Principali indicatori fondamentali:
Prodotto interno lordo (Gross domestic product - GDP)
Tasso di disoccupazione (Unemployment rate)
Indice dei prezzi al consumo (Consumer price index - CPI)
Indice dei prezzi alla produzione (Producer price index - PPI)
Produzione industriale (Industrial production)
Ordini di beni durevoli (Durable goods orders)
Vendite al dettaglio (Retail sales)
Indice di attività manifatturiera e dei servizi (ISM index)
Bilancia delle partite correnti (Current account)
Indicatori che provocano la maggiore volatilità:
Buste paga del settore non agricolo (Nonfarm Payrolls)
Bilancia commerciale (Trade balance)
Indici fondamentali per settore
I. Prodotto Interno Lordo (PIL)
1. Prodotto interno lordo (PIL) — Gross domestic product (GDP)
Il Prodotto Interno Lordo (PIL) — Gross domestic product (GDP) — è un indicatore dello stato economico generale di un paese. Rappresenta il valore espresso ai prezzi di mercato dei beni e servizi prodotti all'interno del paese sia da residenti che da non residenti. Il PIL viene pubblicato ogni trimestre nella seguente sequenza: Advance — Provisional (Revised) — Final.
Prodotto interno lordo (PIL) – valore dei beni e servizi finali prodotti nel paese nell'arco di un anno.
Prodotto nazionale lordo (PNL) – valore di tutti i beni e servizi finali prodotti durante un anno dai fattori produttivi di proprietà del paese in questione. Si differenzia dal PIL per la quota del PNL statunitense generata all'estero da cittadini e società statunitensi. Inoltre, i profitti delle società straniere negli USA sono esclusi dal PNL statunitense, ma inclusi nel PIL.
PIL nominale – valore del PIL ottenuto misurando il valore totale dei beni e servizi finali ai prezzi correnti. PIL reale – misura il valore dei beni e servizi finali ai prezzi di un anno base scelto arbitrariamente (per gli USA attualmente il 1987).
Deflatore del PIL = PIL nominale / PIL reale.
PIL = Consumi + Investimenti + Spesa Pubblica + (Esportazioni – Importazioni)
Rappresenta un prospetto del sistema dei conti economici nazionali (National Income and Product Accounts), nome ufficiale del rapporto sul PIL con cui si tenta di fornire una contabilizzazione completa della domanda finale. Il PIL è il principale indicatore della salute dell'economia nazionale. La principale misura è il tasso di crescita annualizzato (growth rate), ossia la variazione percentuale trimestrale su base annua rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
Nei rapporti ufficiali dettagliati si trovano anche i dati sul valore assoluto del PIL statunitense espresso in miliardi di dollari. Il rapporto sul PIL può essere presentato in due stime che dovrebbero equivalersi: la prima si basa sulle categorie della domanda finale, la seconda sulla valutazione dei redditi.
Spesso il GDP viene sostituito dall'indicatore real GDP:
Real GDP = Final Sales + Inventories, dove Inventories = Normal Inventories
Final Sales = Consumption + Producers Durable Equipment + Nonresidential Structures + Residential Structures + Federal Government Spending + State & Local Government Spending + Export – Import
Il rapporto viene pubblicato alle 15:30/16:30 ora di Mosca, di norma il 20° giorno lavorativo del mese successivo al periodo di riferimento, a cura del Bureau of Economic Analysis del Dipartimento del Commercio per il trimestre precedente; i dati escono con cadenza mensile (prima le stime preliminari e successivamente le revisioni).
Interconnessione con altri indicatori. Il PIL è l'indicatore sintesi della veridicità economica globale; ha senso quindi esaminare anzitutto gli indicatori che lo influenzano direttamente: produzione industriale, redditi e spese personali, spese per le costruzioni e altri indici che rientrano tra le componenti strutturali del PIL. L'indicatore ha un impatto notevole sugli indici azionari e sulla politica monetaria della Banca Centrale e del Governo. La crescita del PIL porta al rafforzamento della valuta nazionale. L'impatto dei dati del PIL sul tasso di cambio è sia significativo sia diluito nel tempo.
Caratteristiche del comportamento dell'indicatore. Una forte crescita dei consumi interni reali a fronte di una debole crescita del PIL reale può indicare che le importazioni stanno assorbendo la maggior parte della domanda. Da ciò deriva l'interrogativo se i responsabili della politica economica siano soddisfatti delle fluttuazioni del cambio del dollaro. La crescita è determinata da fattori sociali o di lungo periodo (demografia, fine della Guerra Fredda, ecc.) e da fattori ciclici (interruzioni temporanee dovute a shock o squilibri).
Esiste una relazione molto importante tra la disoccupazione e la crescita del real GDP: il PIL reale deve aumentare del 2,2% affinché la disoccupazione rimanga invariata. Se il PIL cresce dell'1% oltre questa soglia, il tasso di disoccupazione diminuisce dello 0,1% a trimestre, e viceversa.
Occorre anche considerare un indicatore calcolato fondamentale: il PIL reale potenziale. Rappresenta il massimo livello di produzione possibile al quale non si genera pressione inflazionistica. Il tasso di disoccupazione non accelerativo dell'inflazione (NAIRU) dovrebbe attestarsi attorno al 5,5%.
Valore finale del PIL (GDP final)
Sequenza di pubblicazione del PIL: GDP advance -> GDP provisional, revised -> GDP final
GDP advance (valore preliminare del PIL) esce una volta al trimestre dopo il 20 del mese.
GDP provisional (valore rivisto del PIL) - valore aggiornato del GDP advance, esce il mese successivo alla pubblicazione del GDP advance dopo il 20.
GDP final (valore finale del PIL) - valore aggiornato del GDP provisional e dato definitivo del PIL. Esce il mese successivo al GDP provisional intorno al 20 del mese.
II. Indicatori dell'inflazione
1. Aggregati monetari 'M' e offerta di moneta
Gli aggregati monetari sono tipologie di moneta e attività liquide che si differenziano tra loro per il grado di liquidità. Misurano la struttura della massa monetaria e la loro composizione varia da paese a paese.
Gli M(x) sono indicatori della massa monetaria o dell'offerta di moneta nell'economia.
M1 include le risorse più liquide: contante in circolazione, depositi a vista e traveler's cheque.
M2 include M1, depositi a termine (fino a $100.000) e altri risparmi ad alta liquidità.
M3 include M2 e depositi a termine di grande importo.
Negli USA, M2 è il principale indicatore finanziario-bancario della moneta in circolazione e dell'offerta monetaria sul mercato finanziario. Viene generalmente misurato in % di variazione rispetto al valore precedente, ma può anche essere espresso in quota sul PIL. Nei rapporti ufficiali completi i dati sono forniti anche in miliardi di dollari.
Composizione interna:
- M1 - moneta legale in circolazione;
- Overnight RPs issued by commercial banks (accordi di riacquisto overnight / repo);
- Overnight Eurodollars held by U.S. residents at overseas branches of U.S. banks (eurodollari overnight);
- Money market mutual funds shares (fondi comuni del mercato monetario);
- Savings deposits at all depository institutions (depositi di risparmio);
- Money market deposit accounts at all depository institutions (conti di deposito del mercato monetario);
- Small-denomination time deposits at all depository institutions (depositi a termine di piccolo importo).
Il rapporto viene pubblicato ogni giovedì/venerdì dal Federal Reserve Board per la settimana precedente.
Interconnessione con altri indicatori. Esercita una forte influenza sul livello dei prezzi e sulla liquidità del mercato finanziario. La teoria economica classica sostiene che M2 rifletta l'offerta di moneta, per cui con l'aumento di M2 il cambio della valuta dovrebbe scendere. In pratica accade il contrario: M2 riflette l'attività del mercato finanziario e i tassi di crescita del PIL. Inoltre il tasso di crescita di M2 determina il livello dei tassi (più è alto il primo, più sono alti i secondi) e quindi la redditività dei depositi in valuta.
Caratteristiche del comportamento dell'indicatore. Nel lungo periodo M2 è l'indicatore più preciso per prevedere il trend dell'inflazione e del PIL. Mostra l'incremento più rapido durante la fase di ripresa. La velocità media di crescita di M2 è pressoché identica sia nella fase di contrazione che in quella di espansione. Il picco massimo di M2 preannuncia l'arrivo della fase di recessione, mentre il valore minimo indica la fine della fase di flessione economica. M2 è strettamente legato all'attività economica complessiva.
Questo indicatore viene regolato dalle operazioni di mercato aperto del Tesoro pubblico. La riduzione di M2 avviene aumentando la vendita di titoli del debito pubblico (drenaggio di liquidità), mentre l'aumento di M2 avviene con l'operazione contraria (riacquisto di titoli).
2. Indice dei prezzi al consumo (Consumer price index - CPI)
Il Consumer price index (CPI) è un indicatore che misura le variazioni medie dei prezzi di un paniere fisso di beni e servizi al dettaglio (inflazione al consumo) ed è il principale indicatore del livello d'inflazione di un paese. Il paniere assoluto si calcola come: CPI = 0.38 * (Housing prices2 - Housing prices1 / Housing prices1) + 0.19 * (Food chng.) + 0.08 (Fuel chng.) + 0.07* (auto chng.) + 0.28*others; tuttavia sono più importanti i dati sulla variazione percentuale (%) mensile e annuale.
Core CPI (inflazione di fondo) si applica all'indice "puro" che non include i beni energetici e alimentari. Principali categorie:
- Alimentari, bevande, tabacco;
- Abbigliamento, calzature;
- Affitti ed energia;
- di cui: affitti;
- Energia escluso carburante;
- Mobili, articoli per la casa;
- Salute e cura della persona;
- Trasporti e comunicazioni;
- Istruzione, articoli per il tempo libero;
- Dotazioni personali, altro.
Il rapporto viene pubblicato nella seconda metà del mese successivo a quello di riferimento dal Bureau of Labor Statistics del Dipartimento del Lavoro. Il rapporto sui prezzi al consumo è l'ultimo a completare il quadro dell'inflazione (dopo i prezzi di import/export e i prezzi alla produzione).
Interconnessione con altri indicatori. Il CPI influenza la valutazione a lungo termine della parità dei poteri d'acquisto (PPA) tra paesi e la politica monetaria della Fed sui tassi d'interesse. L'aumento dei prezzi al consumo porta generalmente a una riduzione della domanda reale e delle vendite al dettaglio nel medio periodo, mentre nel breve periodo riflette un'elevata attività dei consumatori. Viene analizzato insieme al PPI (Indice dei prezzi alla produzione). In condizioni economiche normali, l'aumento di CPI e PPI può portare a un rialzo dei tassi d'interesse, rafforzando il dollaro statunitense.
Caratteristiche del comportamento dell'indicatore. I beni costituiscono circa il 44,0% dell'indice e i servizi il 56,0%. Regole sull'inflazione settoriale:
1. L'inflazione del settore beni è più volatile rispetto a quella dei servizi, in quanto dipende fortemente dai prezzi di alimentari ed energia.
2. L'inflazione dei servizi è meno volatile lungo il ciclo economico e mostra un ritardo medio di 6 mesi rispetto al settore dei beni.
Alla pubblicazione del CPI il mercato osserva anzitutto le variazioni mese su mese del CPI generale e delle sue componenti principali. L'inflazione segue un proprio ciclo che ritarda rispetto al ciclo di crescita del PIL. Il Core CPI mostra un valore più stabile e accurato del ciclo dei prezzi al consumo rispetto al CPI generale.
3. Indice dei prezzi alla produzione (Producer price index - PPI)
Determina la variazione del livello dei prezzi di un paniere di beni prodotti dall'industria. Prima del 1978 era chiamato «Wholesale price index» (Indice dei prezzi all'ingrosso). Si compone di due parti: prezzi in entrata (prodotti semilavorati, componenti, ecc.) e prezzi in uscita dalla produzione (prodotti finiti). Il prezzo in uscita include il costo della forza lavoro e fornisce un'idea dell'inflazione legata ai costi salariali. Il PPI è ritenuto più attendibile se depurato dai settori alimentare ed energetico (Core PPI). Non include i prezzi di beni e servizi importati. È considerato un indicatore avanzato dell'inflazione (CPI) e un suo rialzo tende a rafforzare il dollaro quando ci si attendono aumenti dei tassi. Viene pubblicato mensilmente, di solito la settimana successiva ai Nonfarm payrolls.
4. Retribuzione oraria media (Average hourly earnings)
Indicatore fondamentale dell'inflazione dei costi del lavoro e dello stato del mercato dell'impiego, a cui la Fed presta grande attenzione nel valutare variazioni dei tassi d'interesse. Pubblicato una volta al mese, il primo venerdì successivo al mese di riferimento alle 15:30/16:30 ora di Mosca insieme ai Nonfarm payrolls. Fonte: Bureau of Labor Statistics del Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti.
Indicatori correlati: Indice del costo del lavoro (Employment Cost Index - ECI), Buste paga (Payroll Jobs), Tasso di disoccupazione (Unemployment Rate).
Impatto sui mercati finanziari: Un incremento superiore alle attese viene interpretato come causa d'inflazione e provoca l'aumento dei tassi d'interesse (negativo per i titoli obbligazionari).
Azioni: Un'inflazione salariale più alta incide negativamente sul mercato azionario perché riduce i profitti aziendali e spinge la Fed ad alzare i tassi.
Forex: Una rapida crescita dei salari porta a un'inflazione più elevata ma fa salire i tassi d'interesse reali e nominali, rafforzando il cambio della valuta nazionale.
Analisi dell'indicatore: La Fed attribuisce maggiore importanza al rapporto trimestrale ECI rispetto al dato mensile della retribuzione oraria media, in quanto l'ECI è depurato dalle variazioni nella composizione della forza lavoro e include anche i benefit non salariali.
5. Retribuzione settimanale media reale (Real average weekly earnings)
L'indice è calcolato al netto dell'inflazione (rispetto all'anno base 1982). È espresso sia in valore assoluto sia sotto forma di indice rispetto al periodo precedente. Serve da indicatore delle spinte inflazionistiche legate all'aumento del costo del lavoro. Ha un impatto limitato sul mercato. Pubblicato di norma a metà mese.
III. Indicatori di crescita economica
A. Mercato del lavoro
1. Tasso di disoccupazione (Unemployment rate)
Mostra il rapporto tra il numero di disoccupati e la forza lavoro totale, espresso in percentuale. La pubblicazione avviene insieme all'indicatore Nonfarm payrolls (NFP).
Il tasso naturale di disoccupazione si attesta tra il 3% e il 5%. La disoccupazione è considerata un indicatore di conferma delle tendenze della produzione e del ciclo economico.
Formula di calcolo:
Unemployment Rate = 100 x (LF - E) / LF,
dove LF è la forza lavoro (Labor Force) ed E rappresenta la popolazione occupata (Employed).
La pubblicazione del rapporto è prevista per il primo venerdì del mese successivo al periodo di riferimento a cura del Bureau of Labor Statistics.
Relazione con altri indicatori:
Determina direttamente il livello di reddito e di consumo dei cittadini. Se la disoccupazione cala e l'occupazione sale troppo rapidamente, le imprese sostengono costi salariali aggiuntivi. Se analizzata insieme al NFP: un incremento del NFP con un aumento del tasso di disoccupazione indica uscite dal settore agricolo. In prospettiva di rialzo dei tassi, un calo della disoccupazione fa salire il corso del dollaro.
Sfumature di comportamento: Una crescita del PIL reale superiore al 2,3% è la soglia necessaria per influire in modo significativo sulla disoccupazione. L'indicatore è anticipatore nei pici del ciclo economico, ma ritardatario nei minimi. Influiscono fattori come immigrazione, salario minimo, sussidi e forza sindacale.
2. Buste paga del settore non agricolo (Payroll Jobs, Nonfarm Payrolls)
Rappresenta la variazione dei lavoratori dipendenti nel settore non agricolo negli USA. Dati calcolati dal Bureau of Labor Statistics nel rapporto National Current Employment Statistics.
Si basa su due indagini:
1. Indagine su 400.000 aziende del settore non agricolo (circa il 40% dei posti di lavoro negli USA).
2. Indagine su 50.000 famiglie (Current Population Survey).
I dati sono destagionalizzati (Seasonally Adjusted).
Fonte: Dipartimento del Lavoro.
Frequenza: Mensile (primo venerdì del mese).
Impatto sul Forex: Molto forte. È uno dei dati mensili più importanti in assoluto, in grado di dare la direzione ai mercati per l'intero mese a venire. Un dato superiore alle attese rafforza la valuta nazionale.
3. Richieste iniziali di sussidio di disoccupazione (Jobless Claims)
Dato settimanale che indica il numero di nuove richieste di sussidio negli USA. Un valore vicino a 300.000 indica stabilità. Cifre stabilmente superiori a 350.000 evidenziano un indebolimento del mercato del lavoro. Una media mobile a 4 settimane superiore a 375.000 segnala il rischio di una possibile recessione.
4. Durata media della settimana lavorativa (Average workweek)
Mostra la durata media della settimana lavorativa nell'arco del mese. Un aumento nella fase iniziale del ciclo economico indica che i datori di lavoro intensificano la produzione prima di assumere nuovi dipendenti; nelle fasi avanzate riflette invece la difficoltà di reperire personale. Pubblicato di norma il primo venerdì del mese.
5. Rapporto sull'occupazione ADP (ADP)
Automated Data Processing Inc. è il più grande gestore di buste paga del settore privato. Il rapporto ADP traccia la variazione dell'occupazione privata non agricola e funge da stima precursore per il dato ufficiale dei Nonfarm Payrolls.
B. Clima aziendale
1. Indice di attività manifatturiera (ISM index)
Elaborato dall'Institute for Supply Management. Un valore superiore a 50 indica espansione dell'attività manifatturiera, sotto 50 segnala contrazione. Valori prossimi a 60 destano preoccupazioni di surriscaldamento e inflazione (rialzo tassi), mentre cali verso 40 preannunciano rischi di recessione.
2. Indice dei direttori degli acquisti PMI (PMI index)
Ex NAPM. Misura l'attività dei responsabili degli acquisti nel settore industriale (esiste un PMI Servizi separato per il settore terziario).
Formula:
PMI = 0.30*(New Orders) + 0.25*(Production) + 0.20*(Employment) + 0.15*(Supplier Deliveries) + 0.10*(Inventories).
Un valore superiore al 50% indica espansione, sotto il 50% contrazione. Un valore inferiore al 44% indica recessione e crescita negativa del PIL. Anticipa la produzione industriale di circa due mesi. Pubblicazione il 1° giorno lavorativo del mese.
3. Indice PMI di Chicago (Chicago PMI)
Risultato dell'indagine sui responsabili degli acquisti della regione di Chicago. Valori inferiori a 45-50 indicano rallentamento. Viene seguito molto attentamente poiché pubblicato poco prima dell'ISM nazionale, fungendo da anticipatore. Un rialzo rafforza il dollaro. Pubblicato l'ultimo giorno lavorativo del mese.
4. Indice della Fed di Philadelphia (Philadelphia Fed index)
Misura la situazione manifatturiera nella regione di Philadelphia. Valori sotto lo 0 indicano contrazione. Pubblicato il terzo giovedì del mese, serve da indicatore anticipatore dell'ISM/NAPM nazionale.
5. Indice di fiducia dei consumatori dell'Università del Michigan (Michigan consumer sentiment index)
Riflette la fiducia e la propensione alla spesa dei consumatori. Pubblicato due volte al mese (stima preliminare a metà mese, finale due settimane dopo). Un rialzo dell'indice favorisce il dollaro.
Indici in altri paesi
ISM: Indice manifatturiero USA.
PMI: Indice dei direttori degli acquisti della Zona Euro.
CIPS: Indice dell'attività commerciale nel Regno Unito.
TANKAN: Indice della fiducia delle imprese in Giappone.
Altri indici regionali USA: Atlanta Fed, Richmond Fed, Philadelphia Fed, Chicago PMI, Michigan Sentiment.
Germania: IFO, ZEW.
C. Mercato immobiliare
1. Vendite di case esistenti (Existing home sales)
Misura il numero annualizzato di abitazioni usate vendute. Riflette la fiducia dei consumatori e la disponibilità ad acquistare beni di valore. Fortemente soggetto a stagionalità. Un aumento beneficia la valuta nazionale. Pubblicato dopo il 20 di ogni mese.
2. Spesa per le costruzioni (Construction spending)
Misura la spesa totale destinata alla costruzione residenziale e non residenziale. Molto sensibile alle variazioni dei tassi d'interesse.
3. Vendite di nuove case (New home sales)
Mostra il numero di case unifamiliari nuove vendute o messe in vendita su base annualizzata. Viene solitamente analizzato tramite medie mobili a causa delle fluttuazioni stagionali. Pubblicato a inizio mese.
4. Permessi di costruzione (Building permits)
Numero di autorizzazioni concesse per l'avvio di cantieri edili. Indicatore avanzato dell'attività futura del settore delle costruzioni.
Nuovi cantieri edili e permessi di costruzione (Housing Starts and Building permits)
Rapporto combinato che misura i nuovi progetti residenziali avviati e i permessi rilasciati nel mese. Molto sensibile ai tassi d'interesse ipotecari.
D. Produzione industriale
1. Produzione industriale (Industrial production)
Misura l'output fisico di fabbriche, miniere e servizi di pubblica utilità (escluse le costruzioni). Il 39% dell'indice si basa su volumi reali, il resto su ore lavorate e consumi d'energia.
Pubblicato intorno al 15 del mese dalla Federal Reserve.
La sua crescita stimola l'occupazione, riduce la disoccupazione, sostiene il PIL e rafforza la valuta nazionale.
E. Volume degli ordini industriali
1. Ordini di beni durevoli (Durable goods orders)
Misura gli ordini di beni con una vita utile superiore a tre anni (auto, macchinari, ecc.). Data l'elevata volatilità, si analizzano con attenzione i dati depurati dal settore dei trasporti (ex Transportation) e della difesa (ex Defense).
Fornisce tre delle componenti chiave per l'Indice degli Indicatori Advance (Leading Economic Indicators). Pubblicato dal Census Bureau intorno al 18° giorno lavorativo del mese.
2. Ordini alle fabbriche (Factory orders, manufacturing orders)
Riflette la domanda totale ricevuta dalle fabbriche per beni durevoli e non durevoli. Un incremento segnala un potenziale incremento della produzione industriale futura.
F. Domanda dei consumatori e commercio
1. Vendite al dettaglio (Retail sales)
Indicatore primario della spesa dei consumatori nel mese di riferimento, riutilizzato nel calcolo del PIL. Poiché le vendite di auto sono volatili, si guarda soprattutto alla cifra "Retail sales ex-autos" per capire il trend di fondo. Pubblicato a metà mese dal Bureau of Economic Analysis.
2. Spesa personale (Personal Spending)
Misura depurata dall'inflazione (anno base 1982) che traccia l'evoluzione della spesa reale delle famiglie. Pubblicato a metà mese.
3. Indice di fiducia dei consumatori (Consumer Confidence Index)
Sondaggio condotto su 5.000 famiglie per valutare le percezioni sulle condizioni del mercato del lavoro, delle imprese e le prospettive di reddito.
4. Reddito personale (Personal Income)
Somma di tutti i redditi percepiti dagli individui (salari, affitti, sussidi statali, dividendi).
III. Bilancia commerciale e federale. Flussi di capitale
1. Bilancia commerciale (Trade balance)
Differenza tra il valore delle esportazioni e delle importazioni di un paese.
Merchandise Trade Deficit (USD bln) = Esportazioni - Importazioni.
Un attivo commerciale (o una riduzione del disavanzo) favorisce l'apprezzamento della valuta nazionale.
Categorie analizzate: Alimentari, beni di consumo, automobili, materie prime, beni strumentali. Pubblicazione mensile nella seconda metà del mese a cura del Census Bureau.
2. Prezzi all'importazione (Import prices)
Misura la variazione mensile dei prezzi dei beni importati. Funziona da indicatore d'inflazione avanzata per il CPI. Pubblicato mensilmente intorno al 10 del mese.
3. Prezzi all'esportazione (Export prices)
Misura la variazione dei prezzi dei beni prodotti negli USA e venduti all'estero. Consente di valutare se le variazioni del valore esportato sono dovute ai volumi o ai prezzi.
4. Bilancia dei pagamenti - Partite correnti (Current account)
Misura la totalità dei flussi finanziari in entrata e in uscita da un paese (bilancia commerciale più trasferimenti di capitale). Un saldo positivo rafforza la valuta nazionale; un deficit la indebolisce. Pubblicazione trimestrale.
5. Bilancio federale (Federal budget)
Rapporto tra le entrate e le uscite dello Stato. Un surplus rappresenta solidità fiscale; un deficit comporta un maggior indebitamento. Viene valutato insieme a CPI, PPI e aggregati monetari. Pubblicato intorno al 20 di ogni mese.
Prodotto interno lordo (Gross domestic product - GDP)
Tasso di disoccupazione (Unemployment rate)
Indice dei prezzi al consumo (Consumer price index - CPI)
Indice dei prezzi alla produzione (Producer price index - PPI)
Produzione industriale (Industrial production)
Ordini di beni durevoli (Durable goods orders)
Vendite al dettaglio (Retail sales)
Indice di attività manifatturiera e dei servizi (ISM index)
Bilancia delle partite correnti (Current account)
Indicatori che provocano la maggiore volatilità:
Buste paga del settore non agricolo (Nonfarm Payrolls)
Bilancia commerciale (Trade balance)
Indici fondamentali per settore
I. Prodotto Interno Lordo (PIL)
1. Prodotto interno lordo (PIL) — Gross domestic product (GDP)
Il Prodotto Interno Lordo (PIL) — Gross domestic product (GDP) — è un indicatore dello stato economico generale di un paese. Rappresenta il valore espresso ai prezzi di mercato dei beni e servizi prodotti all'interno del paese sia da residenti che da non residenti. Il PIL viene pubblicato ogni trimestre nella seguente sequenza: Advance — Provisional (Revised) — Final.
Prodotto interno lordo (PIL) – valore dei beni e servizi finali prodotti nel paese nell'arco di un anno.
Prodotto nazionale lordo (PNL) – valore di tutti i beni e servizi finali prodotti durante un anno dai fattori produttivi di proprietà del paese in questione. Si differenzia dal PIL per la quota del PNL statunitense generata all'estero da cittadini e società statunitensi. Inoltre, i profitti delle società straniere negli USA sono esclusi dal PNL statunitense, ma inclusi nel PIL.
PIL nominale – valore del PIL ottenuto misurando il valore totale dei beni e servizi finali ai prezzi correnti. PIL reale – misura il valore dei beni e servizi finali ai prezzi di un anno base scelto arbitrariamente (per gli USA attualmente il 1987).
Deflatore del PIL = PIL nominale / PIL reale.
PIL = Consumi + Investimenti + Spesa Pubblica + (Esportazioni – Importazioni)
Rappresenta un prospetto del sistema dei conti economici nazionali (National Income and Product Accounts), nome ufficiale del rapporto sul PIL con cui si tenta di fornire una contabilizzazione completa della domanda finale. Il PIL è il principale indicatore della salute dell'economia nazionale. La principale misura è il tasso di crescita annualizzato (growth rate), ossia la variazione percentuale trimestrale su base annua rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
Nei rapporti ufficiali dettagliati si trovano anche i dati sul valore assoluto del PIL statunitense espresso in miliardi di dollari. Il rapporto sul PIL può essere presentato in due stime che dovrebbero equivalersi: la prima si basa sulle categorie della domanda finale, la seconda sulla valutazione dei redditi.
Spesso il GDP viene sostituito dall'indicatore real GDP:
Real GDP = Final Sales + Inventories, dove Inventories = Normal Inventories
Final Sales = Consumption + Producers Durable Equipment + Nonresidential Structures + Residential Structures + Federal Government Spending + State & Local Government Spending + Export – Import
Il rapporto viene pubblicato alle 15:30/16:30 ora di Mosca, di norma il 20° giorno lavorativo del mese successivo al periodo di riferimento, a cura del Bureau of Economic Analysis del Dipartimento del Commercio per il trimestre precedente; i dati escono con cadenza mensile (prima le stime preliminari e successivamente le revisioni).
Interconnessione con altri indicatori. Il PIL è l'indicatore sintesi della veridicità economica globale; ha senso quindi esaminare anzitutto gli indicatori che lo influenzano direttamente: produzione industriale, redditi e spese personali, spese per le costruzioni e altri indici che rientrano tra le componenti strutturali del PIL. L'indicatore ha un impatto notevole sugli indici azionari e sulla politica monetaria della Banca Centrale e del Governo. La crescita del PIL porta al rafforzamento della valuta nazionale. L'impatto dei dati del PIL sul tasso di cambio è sia significativo sia diluito nel tempo.
Caratteristiche del comportamento dell'indicatore. Una forte crescita dei consumi interni reali a fronte di una debole crescita del PIL reale può indicare che le importazioni stanno assorbendo la maggior parte della domanda. Da ciò deriva l'interrogativo se i responsabili della politica economica siano soddisfatti delle fluttuazioni del cambio del dollaro. La crescita è determinata da fattori sociali o di lungo periodo (demografia, fine della Guerra Fredda, ecc.) e da fattori ciclici (interruzioni temporanee dovute a shock o squilibri).
Esiste una relazione molto importante tra la disoccupazione e la crescita del real GDP: il PIL reale deve aumentare del 2,2% affinché la disoccupazione rimanga invariata. Se il PIL cresce dell'1% oltre questa soglia, il tasso di disoccupazione diminuisce dello 0,1% a trimestre, e viceversa.
Occorre anche considerare un indicatore calcolato fondamentale: il PIL reale potenziale. Rappresenta il massimo livello di produzione possibile al quale non si genera pressione inflazionistica. Il tasso di disoccupazione non accelerativo dell'inflazione (NAIRU) dovrebbe attestarsi attorno al 5,5%.
Valore finale del PIL (GDP final)
Sequenza di pubblicazione del PIL: GDP advance -> GDP provisional, revised -> GDP final
GDP advance (valore preliminare del PIL) esce una volta al trimestre dopo il 20 del mese.
GDP provisional (valore rivisto del PIL) - valore aggiornato del GDP advance, esce il mese successivo alla pubblicazione del GDP advance dopo il 20.
GDP final (valore finale del PIL) - valore aggiornato del GDP provisional e dato definitivo del PIL. Esce il mese successivo al GDP provisional intorno al 20 del mese.
II. Indicatori dell'inflazione
1. Aggregati monetari 'M' e offerta di moneta
Gli aggregati monetari sono tipologie di moneta e attività liquide che si differenziano tra loro per il grado di liquidità. Misurano la struttura della massa monetaria e la loro composizione varia da paese a paese.
Gli M(x) sono indicatori della massa monetaria o dell'offerta di moneta nell'economia.
M1 include le risorse più liquide: contante in circolazione, depositi a vista e traveler's cheque.
M2 include M1, depositi a termine (fino a $100.000) e altri risparmi ad alta liquidità.
M3 include M2 e depositi a termine di grande importo.
Negli USA, M2 è il principale indicatore finanziario-bancario della moneta in circolazione e dell'offerta monetaria sul mercato finanziario. Viene generalmente misurato in % di variazione rispetto al valore precedente, ma può anche essere espresso in quota sul PIL. Nei rapporti ufficiali completi i dati sono forniti anche in miliardi di dollari.
Composizione interna:
- M1 - moneta legale in circolazione;
- Overnight RPs issued by commercial banks (accordi di riacquisto overnight / repo);
- Overnight Eurodollars held by U.S. residents at overseas branches of U.S. banks (eurodollari overnight);
- Money market mutual funds shares (fondi comuni del mercato monetario);
- Savings deposits at all depository institutions (depositi di risparmio);
- Money market deposit accounts at all depository institutions (conti di deposito del mercato monetario);
- Small-denomination time deposits at all depository institutions (depositi a termine di piccolo importo).
Il rapporto viene pubblicato ogni giovedì/venerdì dal Federal Reserve Board per la settimana precedente.
Interconnessione con altri indicatori. Esercita una forte influenza sul livello dei prezzi e sulla liquidità del mercato finanziario. La teoria economica classica sostiene che M2 rifletta l'offerta di moneta, per cui con l'aumento di M2 il cambio della valuta dovrebbe scendere. In pratica accade il contrario: M2 riflette l'attività del mercato finanziario e i tassi di crescita del PIL. Inoltre il tasso di crescita di M2 determina il livello dei tassi (più è alto il primo, più sono alti i secondi) e quindi la redditività dei depositi in valuta.
Caratteristiche del comportamento dell'indicatore. Nel lungo periodo M2 è l'indicatore più preciso per prevedere il trend dell'inflazione e del PIL. Mostra l'incremento più rapido durante la fase di ripresa. La velocità media di crescita di M2 è pressoché identica sia nella fase di contrazione che in quella di espansione. Il picco massimo di M2 preannuncia l'arrivo della fase di recessione, mentre il valore minimo indica la fine della fase di flessione economica. M2 è strettamente legato all'attività economica complessiva.
Questo indicatore viene regolato dalle operazioni di mercato aperto del Tesoro pubblico. La riduzione di M2 avviene aumentando la vendita di titoli del debito pubblico (drenaggio di liquidità), mentre l'aumento di M2 avviene con l'operazione contraria (riacquisto di titoli).
2. Indice dei prezzi al consumo (Consumer price index - CPI)
Il Consumer price index (CPI) è un indicatore che misura le variazioni medie dei prezzi di un paniere fisso di beni e servizi al dettaglio (inflazione al consumo) ed è il principale indicatore del livello d'inflazione di un paese. Il paniere assoluto si calcola come: CPI = 0.38 * (Housing prices2 - Housing prices1 / Housing prices1) + 0.19 * (Food chng.) + 0.08 (Fuel chng.) + 0.07* (auto chng.) + 0.28*others; tuttavia sono più importanti i dati sulla variazione percentuale (%) mensile e annuale.
Core CPI (inflazione di fondo) si applica all'indice "puro" che non include i beni energetici e alimentari. Principali categorie:
- Alimentari, bevande, tabacco;
- Abbigliamento, calzature;
- Affitti ed energia;
- di cui: affitti;
- Energia escluso carburante;
- Mobili, articoli per la casa;
- Salute e cura della persona;
- Trasporti e comunicazioni;
- Istruzione, articoli per il tempo libero;
- Dotazioni personali, altro.
Il rapporto viene pubblicato nella seconda metà del mese successivo a quello di riferimento dal Bureau of Labor Statistics del Dipartimento del Lavoro. Il rapporto sui prezzi al consumo è l'ultimo a completare il quadro dell'inflazione (dopo i prezzi di import/export e i prezzi alla produzione).
Interconnessione con altri indicatori. Il CPI influenza la valutazione a lungo termine della parità dei poteri d'acquisto (PPA) tra paesi e la politica monetaria della Fed sui tassi d'interesse. L'aumento dei prezzi al consumo porta generalmente a una riduzione della domanda reale e delle vendite al dettaglio nel medio periodo, mentre nel breve periodo riflette un'elevata attività dei consumatori. Viene analizzato insieme al PPI (Indice dei prezzi alla produzione). In condizioni economiche normali, l'aumento di CPI e PPI può portare a un rialzo dei tassi d'interesse, rafforzando il dollaro statunitense.
Caratteristiche del comportamento dell'indicatore. I beni costituiscono circa il 44,0% dell'indice e i servizi il 56,0%. Regole sull'inflazione settoriale:
1. L'inflazione del settore beni è più volatile rispetto a quella dei servizi, in quanto dipende fortemente dai prezzi di alimentari ed energia.
2. L'inflazione dei servizi è meno volatile lungo il ciclo economico e mostra un ritardo medio di 6 mesi rispetto al settore dei beni.
Alla pubblicazione del CPI il mercato osserva anzitutto le variazioni mese su mese del CPI generale e delle sue componenti principali. L'inflazione segue un proprio ciclo che ritarda rispetto al ciclo di crescita del PIL. Il Core CPI mostra un valore più stabile e accurato del ciclo dei prezzi al consumo rispetto al CPI generale.
3. Indice dei prezzi alla produzione (Producer price index - PPI)
Determina la variazione del livello dei prezzi di un paniere di beni prodotti dall'industria. Prima del 1978 era chiamato «Wholesale price index» (Indice dei prezzi all'ingrosso). Si compone di due parti: prezzi in entrata (prodotti semilavorati, componenti, ecc.) e prezzi in uscita dalla produzione (prodotti finiti). Il prezzo in uscita include il costo della forza lavoro e fornisce un'idea dell'inflazione legata ai costi salariali. Il PPI è ritenuto più attendibile se depurato dai settori alimentare ed energetico (Core PPI). Non include i prezzi di beni e servizi importati. È considerato un indicatore avanzato dell'inflazione (CPI) e un suo rialzo tende a rafforzare il dollaro quando ci si attendono aumenti dei tassi. Viene pubblicato mensilmente, di solito la settimana successiva ai Nonfarm payrolls.
4. Retribuzione oraria media (Average hourly earnings)
Indicatore fondamentale dell'inflazione dei costi del lavoro e dello stato del mercato dell'impiego, a cui la Fed presta grande attenzione nel valutare variazioni dei tassi d'interesse. Pubblicato una volta al mese, il primo venerdì successivo al mese di riferimento alle 15:30/16:30 ora di Mosca insieme ai Nonfarm payrolls. Fonte: Bureau of Labor Statistics del Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti.
Indicatori correlati: Indice del costo del lavoro (Employment Cost Index - ECI), Buste paga (Payroll Jobs), Tasso di disoccupazione (Unemployment Rate).
Impatto sui mercati finanziari: Un incremento superiore alle attese viene interpretato come causa d'inflazione e provoca l'aumento dei tassi d'interesse (negativo per i titoli obbligazionari).
Azioni: Un'inflazione salariale più alta incide negativamente sul mercato azionario perché riduce i profitti aziendali e spinge la Fed ad alzare i tassi.
Forex: Una rapida crescita dei salari porta a un'inflazione più elevata ma fa salire i tassi d'interesse reali e nominali, rafforzando il cambio della valuta nazionale.
Analisi dell'indicatore: La Fed attribuisce maggiore importanza al rapporto trimestrale ECI rispetto al dato mensile della retribuzione oraria media, in quanto l'ECI è depurato dalle variazioni nella composizione della forza lavoro e include anche i benefit non salariali.
5. Retribuzione settimanale media reale (Real average weekly earnings)
L'indice è calcolato al netto dell'inflazione (rispetto all'anno base 1982). È espresso sia in valore assoluto sia sotto forma di indice rispetto al periodo precedente. Serve da indicatore delle spinte inflazionistiche legate all'aumento del costo del lavoro. Ha un impatto limitato sul mercato. Pubblicato di norma a metà mese.
III. Indicatori di crescita economica
A. Mercato del lavoro
1. Tasso di disoccupazione (Unemployment rate)
Mostra il rapporto tra il numero di disoccupati e la forza lavoro totale, espresso in percentuale. La pubblicazione avviene insieme all'indicatore Nonfarm payrolls (NFP).
Il tasso naturale di disoccupazione si attesta tra il 3% e il 5%. La disoccupazione è considerata un indicatore di conferma delle tendenze della produzione e del ciclo economico.
Formula di calcolo:
Unemployment Rate = 100 x (LF - E) / LF,
dove LF è la forza lavoro (Labor Force) ed E rappresenta la popolazione occupata (Employed).
La pubblicazione del rapporto è prevista per il primo venerdì del mese successivo al periodo di riferimento a cura del Bureau of Labor Statistics.
Relazione con altri indicatori:
Determina direttamente il livello di reddito e di consumo dei cittadini. Se la disoccupazione cala e l'occupazione sale troppo rapidamente, le imprese sostengono costi salariali aggiuntivi. Se analizzata insieme al NFP: un incremento del NFP con un aumento del tasso di disoccupazione indica uscite dal settore agricolo. In prospettiva di rialzo dei tassi, un calo della disoccupazione fa salire il corso del dollaro.
Sfumature di comportamento: Una crescita del PIL reale superiore al 2,3% è la soglia necessaria per influire in modo significativo sulla disoccupazione. L'indicatore è anticipatore nei pici del ciclo economico, ma ritardatario nei minimi. Influiscono fattori come immigrazione, salario minimo, sussidi e forza sindacale.
2. Buste paga del settore non agricolo (Payroll Jobs, Nonfarm Payrolls)
Rappresenta la variazione dei lavoratori dipendenti nel settore non agricolo negli USA. Dati calcolati dal Bureau of Labor Statistics nel rapporto National Current Employment Statistics.
Si basa su due indagini:
1. Indagine su 400.000 aziende del settore non agricolo (circa il 40% dei posti di lavoro negli USA).
2. Indagine su 50.000 famiglie (Current Population Survey).
I dati sono destagionalizzati (Seasonally Adjusted).
Fonte: Dipartimento del Lavoro.
Frequenza: Mensile (primo venerdì del mese).
Impatto sul Forex: Molto forte. È uno dei dati mensili più importanti in assoluto, in grado di dare la direzione ai mercati per l'intero mese a venire. Un dato superiore alle attese rafforza la valuta nazionale.
3. Richieste iniziali di sussidio di disoccupazione (Jobless Claims)
Dato settimanale che indica il numero di nuove richieste di sussidio negli USA. Un valore vicino a 300.000 indica stabilità. Cifre stabilmente superiori a 350.000 evidenziano un indebolimento del mercato del lavoro. Una media mobile a 4 settimane superiore a 375.000 segnala il rischio di una possibile recessione.
4. Durata media della settimana lavorativa (Average workweek)
Mostra la durata media della settimana lavorativa nell'arco del mese. Un aumento nella fase iniziale del ciclo economico indica che i datori di lavoro intensificano la produzione prima di assumere nuovi dipendenti; nelle fasi avanzate riflette invece la difficoltà di reperire personale. Pubblicato di norma il primo venerdì del mese.
5. Rapporto sull'occupazione ADP (ADP)
Automated Data Processing Inc. è il più grande gestore di buste paga del settore privato. Il rapporto ADP traccia la variazione dell'occupazione privata non agricola e funge da stima precursore per il dato ufficiale dei Nonfarm Payrolls.
B. Clima aziendale
1. Indice di attività manifatturiera (ISM index)
Elaborato dall'Institute for Supply Management. Un valore superiore a 50 indica espansione dell'attività manifatturiera, sotto 50 segnala contrazione. Valori prossimi a 60 destano preoccupazioni di surriscaldamento e inflazione (rialzo tassi), mentre cali verso 40 preannunciano rischi di recessione.
2. Indice dei direttori degli acquisti PMI (PMI index)
Ex NAPM. Misura l'attività dei responsabili degli acquisti nel settore industriale (esiste un PMI Servizi separato per il settore terziario).
Formula:
PMI = 0.30*(New Orders) + 0.25*(Production) + 0.20*(Employment) + 0.15*(Supplier Deliveries) + 0.10*(Inventories).
Un valore superiore al 50% indica espansione, sotto il 50% contrazione. Un valore inferiore al 44% indica recessione e crescita negativa del PIL. Anticipa la produzione industriale di circa due mesi. Pubblicazione il 1° giorno lavorativo del mese.
3. Indice PMI di Chicago (Chicago PMI)
Risultato dell'indagine sui responsabili degli acquisti della regione di Chicago. Valori inferiori a 45-50 indicano rallentamento. Viene seguito molto attentamente poiché pubblicato poco prima dell'ISM nazionale, fungendo da anticipatore. Un rialzo rafforza il dollaro. Pubblicato l'ultimo giorno lavorativo del mese.
4. Indice della Fed di Philadelphia (Philadelphia Fed index)
Misura la situazione manifatturiera nella regione di Philadelphia. Valori sotto lo 0 indicano contrazione. Pubblicato il terzo giovedì del mese, serve da indicatore anticipatore dell'ISM/NAPM nazionale.
5. Indice di fiducia dei consumatori dell'Università del Michigan (Michigan consumer sentiment index)
Riflette la fiducia e la propensione alla spesa dei consumatori. Pubblicato due volte al mese (stima preliminare a metà mese, finale due settimane dopo). Un rialzo dell'indice favorisce il dollaro.
Indici in altri paesi
ISM: Indice manifatturiero USA.
PMI: Indice dei direttori degli acquisti della Zona Euro.
CIPS: Indice dell'attività commerciale nel Regno Unito.
TANKAN: Indice della fiducia delle imprese in Giappone.
Altri indici regionali USA: Atlanta Fed, Richmond Fed, Philadelphia Fed, Chicago PMI, Michigan Sentiment.
Germania: IFO, ZEW.
C. Mercato immobiliare
1. Vendite di case esistenti (Existing home sales)
Misura il numero annualizzato di abitazioni usate vendute. Riflette la fiducia dei consumatori e la disponibilità ad acquistare beni di valore. Fortemente soggetto a stagionalità. Un aumento beneficia la valuta nazionale. Pubblicato dopo il 20 di ogni mese.
2. Spesa per le costruzioni (Construction spending)
Misura la spesa totale destinata alla costruzione residenziale e non residenziale. Molto sensibile alle variazioni dei tassi d'interesse.
3. Vendite di nuove case (New home sales)
Mostra il numero di case unifamiliari nuove vendute o messe in vendita su base annualizzata. Viene solitamente analizzato tramite medie mobili a causa delle fluttuazioni stagionali. Pubblicato a inizio mese.
4. Permessi di costruzione (Building permits)
Numero di autorizzazioni concesse per l'avvio di cantieri edili. Indicatore avanzato dell'attività futura del settore delle costruzioni.
Nuovi cantieri edili e permessi di costruzione (Housing Starts and Building permits)
Rapporto combinato che misura i nuovi progetti residenziali avviati e i permessi rilasciati nel mese. Molto sensibile ai tassi d'interesse ipotecari.
D. Produzione industriale
1. Produzione industriale (Industrial production)
Misura l'output fisico di fabbriche, miniere e servizi di pubblica utilità (escluse le costruzioni). Il 39% dell'indice si basa su volumi reali, il resto su ore lavorate e consumi d'energia.
Pubblicato intorno al 15 del mese dalla Federal Reserve.
La sua crescita stimola l'occupazione, riduce la disoccupazione, sostiene il PIL e rafforza la valuta nazionale.
E. Volume degli ordini industriali
1. Ordini di beni durevoli (Durable goods orders)
Misura gli ordini di beni con una vita utile superiore a tre anni (auto, macchinari, ecc.). Data l'elevata volatilità, si analizzano con attenzione i dati depurati dal settore dei trasporti (ex Transportation) e della difesa (ex Defense).
Fornisce tre delle componenti chiave per l'Indice degli Indicatori Advance (Leading Economic Indicators). Pubblicato dal Census Bureau intorno al 18° giorno lavorativo del mese.
2. Ordini alle fabbriche (Factory orders, manufacturing orders)
Riflette la domanda totale ricevuta dalle fabbriche per beni durevoli e non durevoli. Un incremento segnala un potenziale incremento della produzione industriale futura.
F. Domanda dei consumatori e commercio
1. Vendite al dettaglio (Retail sales)
Indicatore primario della spesa dei consumatori nel mese di riferimento, riutilizzato nel calcolo del PIL. Poiché le vendite di auto sono volatili, si guarda soprattutto alla cifra "Retail sales ex-autos" per capire il trend di fondo. Pubblicato a metà mese dal Bureau of Economic Analysis.
2. Spesa personale (Personal Spending)
Misura depurata dall'inflazione (anno base 1982) che traccia l'evoluzione della spesa reale delle famiglie. Pubblicato a metà mese.
3. Indice di fiducia dei consumatori (Consumer Confidence Index)
Sondaggio condotto su 5.000 famiglie per valutare le percezioni sulle condizioni del mercato del lavoro, delle imprese e le prospettive di reddito.
4. Reddito personale (Personal Income)
Somma di tutti i redditi percepiti dagli individui (salari, affitti, sussidi statali, dividendi).
III. Bilancia commerciale e federale. Flussi di capitale
1. Bilancia commerciale (Trade balance)
Differenza tra il valore delle esportazioni e delle importazioni di un paese.
Merchandise Trade Deficit (USD bln) = Esportazioni - Importazioni.
Un attivo commerciale (o una riduzione del disavanzo) favorisce l'apprezzamento della valuta nazionale.
Categorie analizzate: Alimentari, beni di consumo, automobili, materie prime, beni strumentali. Pubblicazione mensile nella seconda metà del mese a cura del Census Bureau.
2. Prezzi all'importazione (Import prices)
Misura la variazione mensile dei prezzi dei beni importati. Funziona da indicatore d'inflazione avanzata per il CPI. Pubblicato mensilmente intorno al 10 del mese.
3. Prezzi all'esportazione (Export prices)
Misura la variazione dei prezzi dei beni prodotti negli USA e venduti all'estero. Consente di valutare se le variazioni del valore esportato sono dovute ai volumi o ai prezzi.
4. Bilancia dei pagamenti - Partite correnti (Current account)
Misura la totalità dei flussi finanziari in entrata e in uscita da un paese (bilancia commerciale più trasferimenti di capitale). Un saldo positivo rafforza la valuta nazionale; un deficit la indebolisce. Pubblicazione trimestrale.
5. Bilancio federale (Federal budget)
Rapporto tra le entrate e le uscite dello Stato. Un surplus rappresenta solidità fiscale; un deficit comporta un maggior indebitamento. Viene valutato insieme a CPI, PPI e aggregati monetari. Pubblicato intorno al 20 di ogni mese.
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